Quando l'arte chiama in causa l'identità dei suoi spettatori

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Installazioni
L’unione di arte e tecnologia mette in discussione l’azione quotidiana di vedere il proprio volto riflesso allo specchio, evidenza massima della nostra identità personale, per scatenare una reazione che mira a scardinare le barriere di separazione tra individui appartenenti tutta alla stessa umanità.
Un gesto quotidiano, come contemplare il riflesso della propria immagine, diventa occasione straniante per riconsiderare ciò che ognuno di noi percepisce come normalità. Humanitas apre una riflessione sull’attuale crisi dei rifugiati e sul concetto di umanità, inteso sia come insieme di caratteristiche che identificano l’intera specie, ma anche come disposizione generosa dell’umano ad abbattere lo schieramento che separa, nei tradizionali schemi mentali, la distinzione tra noi e gli altri. L’installazione ha preso corpo in 4 luoghi differenti della Sicilia, Museo Riso, Chiesa del Loggiato, Facoltà di Architettura di Palermo e Palazzo Cafisi a Favara.
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Humanitas propone di abbracciare le diversità di genere, razza e religione, invitando ciascuno di noi ad indossare il volto di qualcun altro. Il visitatore entra in un ambiente chiuso che accoglie uno specchio, una video proiezione e una maschera 3d printed. Il riflesso che ognuno trova dentro la black box, attraverso questa versione 2.0 dell’esperienza artistica, è quello di uno dei migranti residenti oggi in Sicilia, intervistati grazie alla collaborazione con l’associazione Mete Onlus.
PRESS
Museo Arte Contemporanea
Iris Unipa

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